Un angolo di Romagna. A Bellaria il passato è dietro l’angolo… anzi sul porto.

Un angolo di Romagna. A Bellaria il passato è dietro l’angolo… anzi sul porto.

Dovete sapere che Bellaria-Igea Marina, prima di diventare una spiaggia importante è stata nel corso dei secoli, soprattutto, un paese di pescatori, intorno alla foce di un fiume. Una cittadina, oggi, con più di 400 alberghi, dotata di isole commerciali e centri congressi, che non vuole travolgere e disperdere il proprio passato; anzi, è convinta che la sua particolare ‘storia’ possa continuare a ‘vivere’ rendendo la realtà turistica di Bellaria-Igea Marina meno generica, meno standardizzata, più ricca di una propria ‘personalità’. La condizione indispensabile per raggiungere questo obiettivo consiste nel rapportarsi, con coraggio, con serietà e con entusiasmo, a quel passato: puntando sull’eredità più significativa, e su ciò che ancora oggi è attivo, valido e vitale, al di là della conservazione museale (anch’essa, logicamente, preziosa).

Il dato di partenza: già alla fine dell’Ottocento, sulla riva sinistra della foce dell’Uso, si stendeva una borgata di case, poco più che capanne, abitate da pescatori, che ricoveravano le loro barche nel fiume, precariamente adattato a rifugio portuale. Una borgata vicina ad una delle torri costiere d’avvistamento (oggi sede del Museo delle Conchiglie) costruite sul finire del Seicento dallo Stato Pontificio per la difesa dal pericolo saraceno: una contrada di pescatori ‘terrieri’, dediti cioè ad una pesca che si esercitava dalla spiaggia (tratta, spontello, cogolli, ecc.) o comunque poco lontano dalla riva con piccole barche a remi e a vela (battane, lance, ecc.). Poi, a metà Novecento, la grande svolta: si sviluppa, in maniera impetuosa e prodigiosa, l’economia del turismo, l’industria dell’ospitalità. La cittadina cambia volto, si apre al mondo, senza però annullare la sua storia precedente. La marineria bellariese ha in parte mantenuto, benché anche qui troviamo imbarcazioni che svolgono la pesca a strascico, la vocazione per la pesca con attrezzi da posta, le battane sono in questi ultimi anni state sostituite con motoscafi plananti, mentre gli attrezzi, benché costruiti con materiali moderni, sono sostanzialmente gli stessi di un tempo (reti d’imbrocco, tramagli, cogollini, nasse, ecc.); su circa 100 imbarcazioni oltre la metà esercitano infatti quest’attività, le cui principali catture sono la seppia, le lumachine, le sogliole, le canocchie, le mormore o rigattini, ecc..

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