Anche i giovani del ’68, piano piano, si stanno iscrivendo al partito della terza età

Anche i giovani del ’68, piano piano, si stanno iscrivendo al partito della terza età

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Mancano pochi mesi all’inizio del tormentone. E noi lo anticipiamo con ricordi – confessioni – e considerazioni a ruota libera.

Vi immaginate cosa sarà il 2018, alle prese con il cinquantesimo anniversario di quel Sessantotto, stagione politica e giovanile tra le più confuse e indecifrabili della storia italiana (e non solo italiana)?

Io dico subito la mia.

Il Sessantotto? Una grande occasione sprecata, forse. Moltissimi di noi furono indotti, dalle circostanze, dall’inesperienza e dall’insipienza, ad imboccare delle strade sbagliate, dei vicoli ciechi. Nella stragrande maggioranza dei casi nulla di grave, specialmente dalle nostre parti, in una Romagna laboriosa e pasciuta, oltremodo stanca di quella violenza politica che l’aveva segnata e contraddistinta in passato. Ma un piccolo episodio, che mi è stato raccontato dal protagonista pochi giorni fa, può servire, magari da solo, a capire quei tempi. Si tratta di un giovane di San Mauro che tornato al paese dal servizio militare, proprio nel periodo che va dal ’68 al ’69, vi trova una situazione ed un clima inimmaginabili. Aveva fatto il soldato senza occuparsi più di tanto delle vicende politiche italiane. Appena tornato trova gli amici che lo invitano ad una particolare spedizione serale: si trattava di andare al Teatro Bonci di Cesena per tirare i pomodori, dall’alto, ai “signori” presenti in platea. Cose che oggi, a distanza, possono anche far sorridere. Ma in realtà non si trattava né di una carnevalata, né di un’iniziativa da goliardi. Era il contributo “paesano”, seppur non eccessivamente violento, a quell’odio di classe che altrove avrebbe offerto frutti ben più amari.

Se tutti quanti – noi appartenenti a quell’armata brancaleone di contestatori, militanti pseudo rivoluzionari, casinari vari – avessimo imboccato un’altra strada, allora neppure intravista, forse oggi avremmo a che fare con un’Italia meno angosciante.

Sarebbe bastato chiedere riforme e cambiamenti in maniere pacifica, rispettosa degli altri, nell’assoluta convinzione che vivere in un regime democratico come il nostro era – ed è – una fortuna incredibile: che all’interno di esso – senza la scellerata pretesa di abbatterlo (vi ricordate? “Lo Stato borghese si abbatte e non si cambia!”) – si potevano ottenere tante piccole-grandi cose.

Giuliano Ghirardelli

P.S. Anche San Mauro Pascoli ha anticipato i tempi, con il suo l’appuntamento del 10 Agosto (2017) a Villa Torlonia. In un’estate contraddistinta dall’animazione scacciapensieri ha dato vita ad un’iniziativa in cui si è discusso a viso aperto, senza infingimenti, dell’Italia che abbiamo ereditato dal ’68 in poi. Si è trattato dell’ormai tradizionale Processo del X Agosto, nella corte di Villa Torlonia, che nel 2017 ha preso di petto il Sessantotto (da assolvere o condannare, ma soprattutto da capire ancora meglio), e che ha visto come “pubblica accusa” Giancarlo Mazzuca e Giampiero Mughini e nei panni dei “difensori” Marco Boato e Marcello Flores.

Gianfranco Miro Gori è stato il presidente di quel particolare tribunale, mentre il verdetto finale è stato emesso dal pubblico presente, che ha grande maggioranza ha assolto quella stagione politica.

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