Un amico della Romagna. Di lunga durata.

Un amico della Romagna. Di lunga durata.

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Dialogando con un responsabile dei Centri Sociali. Lui è Silvio Botter, presidente dei Centri Anziani nel comprensorio varesino 

 

Caro Botter,

Giovannino mi ha confermato che sei a capo, come presidente, dei Centri Sociali dell’area di Varese: complimenti! Li rappresenti da un punto di vista “sindacale”, per conto dell’organizzazione nazionale dei Centri Sociali (ANCeSCAO). Il tuo, quindi, è un osservatorio privilegiato per capire, in prospettiva, quale sarà il futuro di queste associazioni, ma anche per approfondire i mutamenti in corso nell’ambito della “terza età” (i frequentatori dei centri sociali sono in massima parte dei pensionati).

Con l’occasione ti rammento, caso mai ti fosse sfuggita, una novità degli ultimi tempi: gli studiosi del settore hanno stabilito – ma non è una legge! -  che la cosiddetta “terza età” ora inizia a 75 anni… Ci abbiamo guadagnato 10 anni! Ti sembra poco? E, per giunta, oggi le persone di una certa età sono molto più indipendenti, creative e in salute (e con una vita sociale molto attiva) di chi aveva la stessa età venti/trenta anni fa. Questo dicono gli esperti. Inoltre, la demografia che è una scienza esatta non ha dubbi sull’espansione formidabile della vita media, della sua durata. Mia figlia gestisce un negozio alla periferia di Rimini, in un grosso quartiere, e quando vado a trovarla ci incontro spesso degli ultra-novantenni, uomini e donne, che sono lì anche per fare…  due chiacchiere nella bottega sotto casa; i loro racconti, le loro vite, sono dei “romanzi” straordinari che io come altri non ci stancheremmo mai di ascoltare (al centro di tali storie spesso c’è la guerra, la vita da sfollati, il ritorno a casa – a piedi – dopo l’8 settembre attraversando mezza Italia…).

I “nuovi anziani” (quelli che hanno superato da poco i 75 anni), invece, la guerra non l’hanno fatta e neppure vista, sono un esercito di fortunati!  Siamo un esercito di fortunati. Diciamolo. Ma felice e contento non è mai nessuno. L’Italiano è più brontolone del necessario, verrebbe da dire. Anche se, onestamente, bisogna riconoscere che le cose da sistemare in Italia sono tante.

E da voi come va? Permettimi, a questo proposito, di sfruttare la tua esperienza con una piccola intervista. Ti passo le domande.

 Ti ringrazio della pazienza e ti saluto, nella speranza di rivederti presto dalle nostre parti

Giuliano Ghirardelli

 

Febbraio 2020

Carissimo Giuliano,

Innanzitutto, come stai? Spero bene.

È da diverso tempo che non ci incontriamo ma non per questo è venuta a mancare la mia stima nei tuoi confronti.

Effettivamente sono Presidente del comprensoriale varesino dei Centri Anziani o meglio dei “diversamente giovani”. Si tratta di oltre 80 Centri per un totale di 23.000 associati, tutti “affilati” ad ANCeSCAO.

Importante il concetto di “affiliati”: vuol dire Centri autonomi e autogestiti.

Quanto a definire il concetto di anzianità (se lo si limita solo a un dato anagrafico) ci sarebbe molto da analizzare e discutere.

Quindi… preavvertito da Giovannino di questa tua richiesta cercherò di rispondere ai tuoi quesiti in maniera esaustiva.

Un abbraccio

Silvio

PS. A maggio sarò a Rimini in occasione del Raduno Nazionale dell’Associazione Alpini; si tratta di un raduno non di nostalgici reduci militaristi guerrafondai, ma di persone che hanno condiviso “coercitivamente” un periodo della loro vita apprendendo valori sinceri come amicizia, solidarietà e memoria.

Sarà questa l’occasione per rivederci.   

 

Le tue domande, le mie risposte

Visto che oggi è tutto difficile, che aria tira nei vostri Centro Sociali? Quali le difficoltà nelle loro gestioni?

I Centri Sociali o meglio i Centri Anziani hanno sostituito da tempo i “circoli aziendali” che storicamente erano punti di ritrovo e aggregazione.

Quanto all’aria “che tira” direi che c’è ancora una buona aria nel senso che si avverte fra gli associati un forte bisogno di aggregazione e relazione.

Le difficoltà delle gestioni nascono non per la mancanza del soggetto associativo ma dalla scarsità di reperire volontari, in parole povere forte richiesta di servizi e scarsa propensione al volontariato.

 

Di che cosa si occupano, prevalentemente, i frequentatori di questi ambienti? Quali novità stanno affiorando nel mondo dei pensionati, nel panorama della terza età.

Non esiste una specifica occupazione o interesse, ma diverse attrattive: dal gioco delle carte al ballo, da convivi a soggiorni, da feste a tema alle conferenze.

In pratica tutto dipende dai Consigli o Comitati di Gestione il saper stimolare interessi e partecipazione.

Non esistono grosse novità nel mondo dei pensionati o della terza età se non quella legata alla quiescenza. Ovvero: quelli della mia generazione hanno potuto usufruire del pensionamento prima del compimento degli anni Sessanta, gli attuali devono aspettare molto di più e questo incide sulla psiche orientativa; in pratica scarsa propensione all’impegno sociale.

 

Quanti sono i centri sociali della tua area e quanti i soci?

Al comprensoriale varesino (o provincia di Varese) sono attualmente affiliati 82 Centri sparsi nei vari Comuni. I soci sono circa 23.000.

 

Come vedi il futuro di questo tipo di associazione?

Premesso che sono per natura ottimista ma questo non mi esime dal fare valutazioni sul futuro.

L’anziano (ma penso anche i giovani) nel contesto attuale del mondo della globalizzazione ha “paura” e quindi si chiude a riccio. Paura del futuro, paura del diverso, paura del mondo che cambia. Paure che si rafforzano nel momento in cui il sistema chiede formule, per molti non facili da ottemperare. Pensa al sistema divulgativo o ricettivo basato ormai su tipologie digitali (per fare un esempio ricordo quando l’Inps ha comunicato di trasmettere i modelli Cud per via telematica !!): per molti è stato un impatto irrisolvibile.

Le associazioni come le nostre promuovono inoltre uno dei bisogni fondamentali per l’uomo: “l’aggregazione” ovvero offrire la possibilità di relazionare di parlare e di essere ascoltati e magari protagonisti.  Oggi nel mondo digitale si sta perdendo questo importantissimo bisogno umano.

Penso che fra le patologie conosciute ne esiste una della quale soffrono molti anziani, si chiama “solitudine” ed è patologia irreversibile e che attualmente soli i Centri come i nostri cercano di alleviare. 

 

Cosa ti aspetti dagli operatori turistici della Romagna, per migliorare le vacanze dei vostri associati?

Nulla di più di quello fatto fino ad ora, magari una maggior attenzione a questa tipologia di “utenti” verso forme più inclusive (ballo, cene, coinvolgimenti, ecc).

L’unica preoccupazione è l’evoluzione che sta avvenendo anche presso la vostra regione, ovvero il subentro di nuovi proprietari alla conduzione delle strutture ricettive, dato che potrebbe venire a mancare quello che è sempre stato il fiore all’occhiello dell’albergatore o ristoratore romagnolo: “la familiarità” ovvero sentirsi come a casa, cosa determinante nelle scelte turistiche.

Mi aspetterei comunque di più anche dalle istituzioni, oggi molti anziani nel periodo autunnale e primaverile vanno all’estero e non perché sia più bello ma unicamente perché favoriti da prezzi e strutture adeguate.

Ricordiamoci che l’anziano è una risorsa incredibile, e non solo per essere nominato in qualità di succedaneo nei servizi.

 

Caro Silvio,

ti ringrazio per l’attenzione che hai riservato alle nostre richieste, alle nostre domande. E per la sincerità che hai espresso nelle tue risposte. Si parla tanto del volontariato, lo si gonfia non poco nei numeri, nei bilanci: in realtà la situazione è più problematica.  

Ricordo la prima volta che venni a Varese. Anni ’70. C’era ancora l’Enal, e soprattutto i Cral aziendali. Poi sparì l’Enal e ci ritrovammo tutti nella sede del Comune. Da noi era l’epoca delle cooperative alberghiere. Sono passati più di 40 anni. Sarebbe bello fare un bilancio approfondito di tutta una serie di tentativi di “turismo sociale”, di turismo alternativo.

La “politica” allora era così carica di tensione da straripare persino nel mondo delle vacanze… C’è molta autocritica da fare… ma anche molta riflessione. 

Ci vedremo sicuramente a maggio. E a tavola parleremo di tutto, se sei d’accordo (sotto l’occhio vigile – e intelligente – di Giovannino).

Grazie di nuovo e tanti saluti

Giuliano

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