Alle spalle della costa romagnola, due tesori-gemelli ancora tutti da scoprire: la Valconca e la Valmarecchia.

Alle spalle della costa romagnola, due tesori-gemelli ancora tutti da scoprire: la Valconca e la Valmarecchia.

art-4

Ma partiamo dalla Valmarecchia.  Con una premessa che vale per entrambe le vallate. Si tratta di un territorio che possiede uno sponsor d’eccezione, fin dai tempi remoti del Medioevo: il casato dei Malatesta, e un patrimonio di paesaggi, borghi fortificati, rocche e castelli racchiuso – e ben conservato – in due vallate, le quali sono testimoni di una vicenda storica ben precisa, che le caratterizza e le differenzia dalle altre regioni italiane. Qui, in queste terre, lungo vicende durate tre secoli, una Signoria, quella dei Malatesta, ha lasciato vastissime testimonianze della sua potenza e del suo mecenatismo, sotto forma di arte e cultura: il nostro rinascimento. I Malatesta, condottieri ambiziosi e feroci, legati allo Stato della Chiesa, del quale avrebbero dovuto essere Vicari, ma capaci, quando arrivò il momento, di distaccarsene, rivendicando tutta la propria autonomia. Le due Vallate divennero il loro territorio fondamentale, con forti valenze strategiche: la Valconca proiettata verso il nemico di sempre, il Montefeltro, e la Valmarecchia che ospitava, e ospita tuttora, l’arteria che porta in Toscana.

I turisti che sino ad oggi hanno visitato la Valmarecchia hanno avuto come meta principale i luoghi d’arte, le chiese e i castelli, a cominciare da quelli famosi di San Leo, ricco di storia e di misteri, e di Verucchio antica dimora dei Malatesta. Negli ultimi anni, inoltre, si è registrato un vero e proprio boom legato ai grandi appuntamenti gastronomici come la Fiera del tartufo bianco di S. Agata Feltria, o quella del formaggio di fossa di Talamello, località quest’ultima che custodisce un dipinto giottesco.

Ma ciò che offre la Valmarecchia è molto di più: ci sono ancora tanti luoghi da scoprire, a cominciare dal villaggio minerario di Perticara. Giunti a Miniera si può visitare uno splendido museo storico minerario, proprio là dove c’era l’antico ingresso alle gallerie; e a pochi chilometri si raggiunge S. Agata Feltria, dove si trova anche uno splendido teatro ligneo che risale addirittura al 1600, nel quale Gassman registrò buona parte delle puntate televisive dell’Inferno dantesco; basta poi salire un paio di chilometri per trovare l’ara sacrificale di Montebenedetto, dalla quale può partire un itinerario che porta a vistare altre are sacrificali a Torricella e a San Leo.

La Valmarecchia è una valle di borghi antichi: ve ne sono di piccolissimi abitati da poche decine di persone, come Petrella Guidi, o Scavolino, o appena un poco più grandi come Casteldelci, patria di Uguccione della Faggiola, Maiolo o San Donato, fino ai più conosciuti Pennabilli e Talamello. Meritano tutti una visita.

Ma la Valmarecchia è soprattutto una valle di personaggi più o meno noti, di poeti, letterati, abitanti che perpetuano antichi mestieri e vecchie attività. In ogni luogo è possibile incontrare chi ne tiene viva la memoria.

 

Bianca Bezzi

home-catalogo home-calendario