Raffaello, Dante Alighieri e Leonardo da Vinci ci guideranno nel cuore di un’Italia patrimonio dell’Umanità

Raffaello, Dante Alighieri e Leonardo da Vinci ci guideranno nel cuore di un’Italia patrimonio dell’Umanità

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Dal cilindro di queste giornate di riflessione ho tirato fuori dei Tour che potrebbero interessarvi: ve li enuncio in sintesi, e possono durare due, tre, quattro giorni; da mettere a punto in base alle vostre esigenze. Sono delle suggestioni, a cui corrispondono, però, programmi dettagliati e precisi. Attendiamo di essere interpellati.

Il primo è legato a Raffaello. Sono trascorsi esattamente 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio l’artista di Urbino. Maestro indiscusso del Rinascimento “classico”, Raffaello morì il 6 aprile del 1520 di febbre provocata, come precisa Vasari, “da eccessi amorosi”.  L’obiettivo è un percorso alla riscoperta del grande genio rinascimentale e di un territorio che racconta la sua storia. Uno splendido connubio tra arte, storia e natura, che si intrecciano per dar vita ad un percorso che ci porterà alla scoperta di uno dei più grandi geni rinascimentali: a partire dall’incantevole Urbino e dai magici luoghi che ripercorrono la storia del maestro Raffaello Sanzio. Il punto di partenza di questo itinerario non può che essere la casa di Raffaello e, subito dopo, il Palazzo Ducale, uno dei più fulgidi esempi di architettura rinascimentale della regione, cuore pulsante del tour dedicato al pittore. Qui sono racchiuse alcune delle sue più belle opere, all’interno delle sale della Galleria nazionale delle Marche. Tappa intermedia a Città di Castello. Per poi passare a Firenze, centro dell’arte a quel tempo, dove Raffaello visse per circa quattro anni. Agli Uffizi, peraltro, si potrà guardare… Raffaello negli occhi: il suo Autoritratto, dipinto nel 1506 e conservato nel Corridoio vasariano, racconta di un giovane con i capelli lunghi e l’espressione dolce e seria nello stesso tempo.

Poi Firenze fu abbandonata repentinamente: Raffaello ricevette infatti una chiamata irrinunciabile da Roma, dove il papa Giulio II stava commissionando la decorazione delle ”Stanze Vaticane”.  Il genio di Raffaello si esplicò a Roma come mai, prima di quel tempo, gli era stata dato la possibilità. Ancora oggi, percorrendo le Stanze all’interno dei Musei Vaticani, si percepiscono le novità apportate dall’artista tra il 1509 e il 1513: la scenografia teatrale della Scuola di Atene, l’azione dinamica della Disputa del Sacramento, l’utilizzo straordinario degli spazi nella Messa di Bolsena – dove vengono raffigurati anche Giulio II con alcuni cardinali e le guardie svizzere, presumibilmente ritratti dal vero. Raffaello era in buona compagnia: nel 1512 Michelangelo completò la volta della Cappella Sistina. Li immaginiamo mentre si incontrano nei corridoi del Vaticano…

La seconda proposta porta il nome del sommo Dante Alighieri, a partire da due mete romagnole: Ravenna e Mondaino. Ravenna appare a Dante la sede più adeguata per portare a termine la Divina Commedia. Al suo arrivo in città, probabilmente nel 1318, trova asilo presso la corte di Guido Novello da Polenta. A Ravenna il Poeta si immerge in un luogo di serenità, ideale per concludere la stesura del Paradiso: l’evocazione della città nella Commedia, infatti, è sempre connotata da una patina di tranquillità e quiete. A Ravenna, Dante diventa subito oggetto di una devozione che alla sua morte, avvenuta nel settembre 1321, si trasforma in vero e proprio culto. La visita, quindi, non può partire che dalla sua Tomba. Senza tralasciare la Basilica di San Francesco, gli Antichi Chiostri Francescani, il Museo Dantesco, il Centro Dantesco, la Biblioteca Classense, gli Affreschi di Santa Chiara… la Pineta di Classe e i Mosaici.
Mentre Mondaino, nella nostra Valconca, merita una sosta per il suo Centro Dantesco, fondato dal prof. Angelo Chiaretti nel 1997 al fine di approfondire la conoscenza della vita e delle opere di Dante Alighieri. Un momento di straordinaria divulgazione, in uno splendido borgo medievale.  Poi l’itinerario riparte alla scoperta di una grande Firenze, estremamente suggestiva: la Firenze in cui Dante Alighieri visse dalla nascita (1265) all’esilio (1302). Siamo fra la seconda metà del Duecento e i primi del Trecento, periodo in cui Firenze – città di artisti del calibro di Cimabue, Arnolfo di Cambio e Giotto – visse profonde trasformazioni in tutti i campi dall’arte, cultura e religione all’economia e politica. Trasformazioni, queste, che ne segnarono indelebilmente l’identità. Con le seguenti tappe: Basilica di Santa Maria Novella, Basilica di Santa Trinita, Chiesa dei Santi Apostoli, Palazzo Vecchio, Museo di Orsanmichele, Casa Museo di Dante – Piazza del Duomo: Battistero e Santa Reparata, Museo del Bargello, Piazza e Chiesa di Santa Croce e ultima tappa: Abbazia di San Miniato al Monte.

Terzo itinerario, per una delle figure-icona della storia dell’umanità: Leonardo da Vinci, che l’anno scorso è stato il protagonista di una serie di eventi e celebrazioni per ricordare i 500 anni dalla sua morte. Perché, allora, non andare alla scoperta dei luoghi a lui legati o delle sue innumerevoli e straordinarie opere? Da Anchiano (frazione di Vinci), dove nacque Leonardo, a Milano dove si fa la fila per ammirare il capolavoro del Cenacolo. A Vinci per ritrovare la più antica collezione di modelli delle opere di Leonardo architetto, scienziato e ingegnere, bisogna dirigersi al Museo Leonardiano di Vinci: un vero e proprio centro di documentazione sull’opera tecnica e scientifica di Leonardo, che comprende anche l’originale sezione espositiva dedicata ai suoi studi sul corpo umano. Da non perdere una visita alla Biblioteca Leonardiana, centro di documentazione internazionale specializzato nel lavoro di Leonardo da Vinci che conserva più di 13.000 opere, tra cui le riproduzioni in facsimile di manoscritti, disegni e opere stampate. Mentre a Milano, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana dal 1637 custodisce invece il Codice Atlantico, la più vasta raccolta al mondo di disegni e scritti autografi di Leonardo da Vinci, che trattano i temi più disparati, dall’anatomia all’architettura. Ma una delle più belle testimonianze della presenza di Leonardo da Vinci alla corte sforzesca si trova all’interno del Castello: la Sala delle Asse è stata infatti da lui decorata nel 1498 con un finto pergolato, dove i rami intrecciati formano l’emblema vinciano del nodo che forma un cerchio che inscrive una doppia croce. La Sala delle Asse è stata riaperta al pubblico il 2 maggio 2019, a 500 anni esatti dalla morte di Leonardo ad Amboise. A Milano inoltre si trova al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” la più importante collezione al mondo di modelli leonardeschi, realizzati tra il 1952 e il 1956 da un gruppo di studiosi interpretando i disegni dell’artista.

Bianca Bezzi

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