C’eravamo tanto amati…

C’eravamo tanto amati…

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Parliamo della storia turistica in terra di Romagna

e del rapporto con gli ospiti tedeschi.

 

Mi raccontano che negli anni ’50 i turisti tedeschi rappresentavano “il perno” del nostro movimento turistico, qui in Riviera. Addirittura, nel periodo che va dal 1957 al 1959, in quelle tre stagioni favolose, il numero degli ospiti stranieri – registrato negli esercizi alberghieri della costa, da Cattolica a Cesenatico – superò quello degli italiani, con la presenza determinante e maggioritaria dei turisti provenienti dalla Germania. Il boom economico era alle porte e i nostri connazionali si apprestavano, con qualche anno di ritardo, a diventare anch’essi protagonisti di quel grande fenomeno che esplose negli anni ’60: le vacanze al mare, indispensabili, inevitabili, frenetiche ed euforiche. Ma ad insegnarci il piacere di intere giornate in spiaggia e di allegre serate in compagnia furono proprio loro, i tedeschi, con quell’invasione pacifica (questa volta… fortunatamente pacifica, proprio e sorprendentemente subito dopo la seconda guerra mondiale, alla fine degli anni quaranta) che riguardava e puntava quasi esclusivamente alla Romagna.

La Germania aveva tranquillamente – e senza dubbi – scelto “Adria”, così chiamavano la nostra costa, per il grande esodo estivo: chi con il “maggiolino” della Volkswagen, chi in torpedone, arrivava e affollava le nostre spiagge e i nostri piccoli alberghi con la voglia ‘famelica’ di divertirsi, di abbronzarsi, di bagnarsi. Giungevano soprattutto famiglie alla spicciolata, ma anche gruppi di turisti organizzati da piccoli agenti di viaggio (quelli che diventeranno poi i grandi Tour Operator, ma che allora, come si diceva, avevano ancora le ‘toppe nel sedere’, e nessuno immaginava che da lì a pochi anni avrebbero organizzato grandi ponti aerei verso le Baleari e le Canarie). In quegli anni sembrava che solo noi potessimo soddisfare quella valanga umana, festosa e variopinta; i prezzi erano più che convenienti, e ad attenderli c’era gente cordiale e semplice, con in bocca un sorriso indubbiamente sincero. C’era tanta accoglienza, che a loro piaceva moltissimo… e che importa se gli alberghi erano piccoli e poche le camere col bagno!

Poi negli anni sessanta arrivarono in massa anche i turisti inglesi e scandinavi: giungevano in aereo con i voli charter organizzati dal loro sistema agenziale: ma fu un amore che durò poco, non si creò tra noi e loro quel feeling che c’era con gli ospiti tedeschi; e così di lì a pochi anni ci “tradirono” per le coste e le isole della Spagna, soprattutto, che nate dopo di noi organizzarono la loro ospitalità in grandi e moderni hotel, più in sintonia con le modalità e gli interessi del grande turismo organizzato.

L’Europa del Nord, quindi, ci abbandonò. La stessa cosa non si può dire della Germania che, però, fra alti e bassi, ora offre meno di un tempo, con dati nettamente inferiori al suo potenziale: nel 1987 la provincia di Rimini registrò 252.942 arrivi, contro i 142.534 del 2017, un dato quest’ultimo comunque in ripresa rispetto al 2010 che aveva  visto l’arrivo di 105.548 turisti tedeschi; altro dato preoccupante è quello fornito dall’aeroporto  di Rimini che nel 2010 aveva registrato 25.359 passeggeri in arrivo dalla Germania, mentre nello scarso anno nessun tedesco è giunto allo scalo riminese…

E’ quindi giusto l’impegno significativo della nostra Regione su quel mercato tedesco che è all’origine ogni anno di più di 50 milioni di viaggi per vacanza all’estero: il mercato di provenienza più importante d’Europa e con ampio distacco rispetto agli altri; con una predilezione assoluta per la vacanza “sun&beach”… soltanto che la  destinazione estera che preferiscono nettamente è la Spagna!

Non ci sono dubbi, per quanto riguarda la componente del “turismo organizzato”, sulla necessità di rinvigorire nettamente i rapporti con il sistema agenziale tedesco, con la fitta rete di agenzie, tour e bus operator presenti in quel Paese; nonché sul ripristino dei voli di linea che collegavano Rimini ad alcune importanti città della Germania.

Ma più in generale si ha l’impressione che la “percezione” della nostra realtà, presso le varie fasce d’età e le varie generazioni presenti  nella popolazione tedesca dei nostri giorni, risulti vittima di alcune forzature: per chi deve fare una vacanza con la famiglia la Riviera sembra un luogo dominato dalla confusione (per non dire “insicurezza”), mentre per i giovani – che ci conoscono assi poco – la nostra costa non può competere con l’offerta mondana e glamour di località come Ibiza e Formentera…

C’è quindi da fare a tutti i livelli, rispetto ad un bacino della domanda grandioso e a due passi da noi; senza dimenticare una “comunicazione intelligente”, a sostegno di proposte nuove e concrete, che riesca a ribaltare quella percezione ingiusta.

 

Giovannino Montanari

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